Il piatto della guerra

Il tratto distintivo più eclatante dei nostri giorni è la carenza di umanità. L'ingrediente principale per la preparazione del piatto della guerra, lo cucinano coloro che antepongono la propria conservazione all'umanità. Che quella pietanza faccia schifo, purtroppo non se accorgono in molti. E quando se ne accorgono, succede solo dopo che l'hanno ingoiata e digerita. Perché solo allora si rendono conto di quello che è, del suo vero nome. Puro sterco umano.

Stefano Faraoni

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Stefano Faraoni alle Terme Sibarite: successo per la serata culturale organizzata da Rotary e Liocorno

Il libro “Le stimmate negli occhi” di Stefano Faraoni è stato presentato sabato 13 aprile nella Sala Igea delle Terme Sibarite.

 

L’incontro con l’autore è stato organizzato dal Rotary Club Sibari Magna Grecia Cassano Ionio e dall’Associazione “Liocorno” con il patrocinio del Comune di Cassano All’Ionio e delle Terme Sibarite. L’incontro è stato moderato dalla giornalista Eleonora Gitto.

 

 

C’è un fermento culturale nuovo a Cassano All’Ionio e un po’ in tutta la zona della Sibaritide da qualche tempo a questa parte. Fermento che si palese quasi quotidianamente con eventi di spessore messi in campo dalle varie realtà che operano con cura e metodica attenzione alle esigenze del territorio, e non solo a questo...Continua a leggere 

 

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Rotary e Liocorno insieme per promuovere cultura: alle Terme Sibarite “Le stimmate negli occhi” di Stefano Faraoni

Sabato 13 aprile 2019 sarà presentato a Cassano All’Ionio,  nella Sala Igea delle Terme Sibaritide, l’ultimo lavoro dello scrittore Stefano Faraoni: Le stimmate negli occhi.

 

L’iniziativa è stata organizzata dal Rotary Club Sibari Magna Grecia Cassano All’Ionio in collaborazione con l’Associazione Liocorno, con il patrocinio sia del Comune di Cassano All’Ionio che delle Terme Sibarite. All’evento parteciperanno il Presidente delle Terme Sibarite, dott. Domenico Lione,che porterà i sui saluti; la dottoressa Rossella Iuele, Presidente del Club Rotary Locale; l’Architetto Carlo Forace, Presidente dell’Associazione Liocorno. A condurre la serata sarà la giornalista Eleonora Gitto...Continua a leggere

 

 

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Matteo Renzi e le mignatte del giornalismo bastardo 

Esiste una categoria di persone, nella fattispecie giornalisti, che vivono del sangue succhiato alle persone, come una mignatta attaccata alla pelle. Le sanguisughe spesso non si vedono, ma stanno là, abbarbicate al corpo, e succhiano, succhiano finché possono. Loro sanno che vivono di quel sangue. Quel sangue può far finire una persona ma serve a nutrire i loro giornali, e quindi a far campare loro, giornalisti, con i proventi eticamente illeciti dei loro servizi, dei loro articoli, delle loro inchieste. Esse campano sulla decomposizione degli altri, come una mala pianta che avvinghia un albero.

 

Le mignatte stanno a destra e a sinistra. Quando sono di destra si chiamano sovente "Il Giornale" o "Libero"; quando stanno a sinistra, si chiamano "Il Fatto Quotidiano". Il principale obiettivo delle mignatte è la scomposizione per usura, non in termini politici, ma in termini umani, delle persone. E', uscendo di metafora, il discredito. Laddove queste persone non possono essere mandate a casa con i mezzi leciti della politica, intervengono i mezzi dell'arte giornalistica.

 

Renzi è difficile che cada per responsabilità politiche, ma è più facile, e l'abbiamo sempre detto, che possa cadere su uno scontrino. Come Marino. Così il Fatto quotidiano, che non sopporta antropologicamente Renzi, ha deciso di fargli pagare che la politica non riesce a mandarlo a casa. Le inchieste non le fa la magistratura, le inchieste le fanno i giornalisti. I quali si mettono di buzzo buono e sguinzagliano gente pagata per cercare negli archivi del politico di turno, ad esempio, le colpe di un padre o di un nonno che possono ricadere, molto cristianamente, sul figlio. 

 

In un articolo del Fatto Quotidiano di oggi, si legge che Renzi andava a mangiare la pizza (con i soldi pubblici?) addirittura a cento metri da casa sua dove vive con la moglie e i figli. L'accostamento della moglie è bastardo, perché si vogliono richiamare in maniera subdola i pranzi contestati a Marino con la moglie. Non potendo ovviamente scrivere che Renzi andava a mangiare la pizza con la moglie, il richiamo della moglie Il Fatto Quotidiano doveva metterlo, e allora si è inventato che la moglie abita con Renzi a 100 metri dalla pizzeria. Colpa gravissima. Non solo, addirittura Renzi, quando è venuto a Roma, ha avuto l'altra colpa inescusabile di aver soggiornato nell'hotel dove "soggiornava Craxi". Altro accostamento così forzato da renderlo addirittura disgustoso. Renzi avrebbe dovuto evitare, per non esserne infettato, di frequentare quell'albergo perché lì c'era stato venti anni prima Bettino Craxi. E vai con l'ultima forzatura, perché poi si ricorda che lì "erano state tirate le monetine a Craxi". 

 

Questo è giornalismo bastardo, ammesso che si possa chiamare ancora giornalismo. Dello stesso infimo livello delle inchieste-persecuzioni giornalistiche sul colore dei calzini dei magistrati che dovevano condannare Berlusconi. E' la stessa, identica cosa: non cambia nulla. 

Ma, come nel gossip, sono le cose bastarde quelle che pagano di più, quelle che nutrono le mignatte. Altrimenti certi giornali chiuderebbero domani.

 

Stefano Faraoni

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Pari opportunità o quote rosa?

Art. 51 della Costituzione
"Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge [cfr. artt. 56 c. 3, 58 c. 2, 84 c. 1, 97 c. 3, 104 c. 4, 106, 135 cc. 1, 2, 6, XIII c. 1]. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini."

La lettura che ne dà la Boldrini (quote rosa), è piuttosto "estensiva", per usare un termine elegante. "Pari opportunità" è la locuzione saggia e pregnante usata dal legislatore; quote rosa è la locuzione affrettata e irrazionale usata da chi la Costituzione la cita ma probabilmente non la conosce.
Pari opportunità vuol dire questo. Se io devo ammettere cento persone all'università pubblica, non prendo 33 figli di operai, 33 figli di impiegati e 33 figli di notai. Creo le condizioni affinché tutti possano aspirare a entrare all'università, agevolando con premi e borse di studio chi ha di meno, e mettendolo in condizione di studiare e di essere apprezzato come gli altri studenti più facoltosi. Premio e valorizzo non le quote, ma il merito, lo studio, l'impegno, la bravura. Nessuna rendita di posizione perché si è figli di meno abbienti e quindi si ha un diritto. Un ragionamento del genere, da parte del legislatore costituzionale, è stato fatto proprio nella scuola. Ma, ribadisco, molti citano a sproposito la Costituzione senza conoscerla...e taluni la piegano ai propri desiderata. La questione delle quote rosa è imbarazzante, e dovrebbe essere ancora più imbarazzante per le donne stesse, perché marca in maniera parossistica la differenza fra generi. Ricordo, nel mio piccolo, quando ho fatto il segretario di zona di un grande partito (e la "zona", sia detto per inciso, era formata da 250.000 persone): quando si dovevano fare le liste, c'era sempre qualcuno che diceva: le donne sono poche, oppure, garantiamo loro una quota. Sapete come andava a finire? Nella migliore delle ipotesi si cercava qualche signora che nella vita faceva tutt'altro e accettava la candidatura all'ultimo minuto solo "per spirito di partito". Nella peggiore si candidava la zia settantenne o l'amante del trombato di turno. Tutto ciò era ed è mortificante per le donne, per il loro ruolo, per la loro dignità. Ma tutto il mondo...pardon tutti i generi sono Paese... e una parte consistente delle donne (e soprattutto delle parlamentari) accetta in maniera bipartisan la mortificazione scambiandola con un'ottima probabilità di ricandidatura attraverso le quote rosa. In questo alcune donne, forse molte, non sono affatto diverse dagli uomini. 
Ecco cosa intendeva il costituente per pari opportunità.

"La scuola è aperta a tutti.

L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso."

Come al solito, i nostri padri costituenti erano due spanne al di sopra dei politici attuali. Anche dei Presidenti della Camera, ovviamente.

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La grande bellezza trionfa e Roma brucia

Trionfa La grande bellezza, crolla il muro di Pompei. Trionfa La grande bellezza, la monnezza ricopre Napoli. Ma è a Roma che La grande bellezza trionfa più di tutti. Trionfa La grande bellezza, a Roma si beve l'acqua all'arsenico. Mentre La grande bellezza trionfa, la Capitale va in default, non ha più una lira; le buche diventano voragini, gli autobus si fermano senza più manutenzione, i treni rallentano. La grande bellezza della Capitale. La città più bella del mondo? Certo. Nel frattempo che ce lo diciamo da duemila anni, altre cento città sono diventate più belle, mille più civili, 10.000 più vivibili. La grande bellezza. Campiamo di ricordi, di nostalgia, di fasti passati. Il mantra della città più bella del mondo, ripetuto così ossessivamente che nessuno di noi osa più smentirlo, diventa un film e vince il premio Oscar. Che bella questa bellezza! E tutti vissero felici e contenti. 

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Putin, Berlusconi e l'Ucraina. Se un dittatore russo rispolvera il nazionalismo sovietico.

A cosa sto pensando? Penso che l'imperialismo russo non si esaurisce con la fine dell'Unione Sovietica. Putin è ancora l'espressione del KGB, cioè del vecchio regime, ideologicamente e culturalmente. Quello che succede in Ucraina comincia a somigliare molto a quello che successe in Ungheria e Cecoslovacchia. Il centrodestra italiano per lustri ha rimproverato alla sinistra italiana la corresponsabilità, o almeno l'acquiescenza, rispetto alle invasioni dei Paesi dell'est. Adesso la Russia, in chiave antieuropeista, ci prova con l'Ucraina. Le differenze? La prima differenza è che Putin si proclama democratico e non lo è; la seconda è che è il migliore amico di Berlusconi, quello che non fa passare giorno senza criticare la non democrazia del vecchio regime russo. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa di questa invasione...

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Frank Zappa e i miei splendidi 23 anni

Ero proprio un bel paravento. Un clandestino, uno sfrontato, mi armavo della mia sfacciataggine e via. Stavolta il biglietto ce l'avevo, ma non avrei dovuto entrare lo stesso, almeno così presto. Era un po' che stavo là fuori e il concerto mi sembrava già iniziato. Macché, era quel maniaco di Zappa che, con maniacale, ossessiva ripetitività faceva provare i suoi tre o quattro ore prima. Io non potevo aspettare, non esisteva.

 

"Hi Joe!" Dissi qualcosa di simile all'inserviente che stava davanti al cancello del mattatoio, mostrandogli velocemente il tesserino dell'università. Potevo essere un addetto al palco o qualcosa di simile. Joe, o come cavolo si chiamava, stava chiacchierando e nemmeno si è voltato. Mi sono piazzato lì sotto, guardando Frank dirigere i suoi con tanto di bacchetta: non mi sarei più mosso fino a quando non fosse cominciato il concerto vero e proprio, un concerto pazzesco, il meglio del meglio della musica rock di allora e forse non solo.

 

Steve Vai e Frank Zappa in forma smagliante. 10 luglio 1982 e i miei splendidi 23 anni. Roma, concerto al vecchio Mattatoio, Testaccio.

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I racconti della grande Guerra. Ospite della serata "L'orgoglio e la neve"

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L'orgoglio e la neve, una bella recensione

Pur avendo un protagonista principale nel piccolo (almeno agli inizi) Giovanni, il romanzo è "corale", espressione delle vicissitudini e i sogni di un gruppo di italiani agli inizi del secolo scorso. La storia abbraccia un arco di tempo lungo, diventa quasi narrazione epica, e fonde la narrativa alle immagini poetiche.

 

D’effetto il contrasto tra gli orrori della guerra di cui Giovanni diverrà testimone suo malgrado, e la sorpresa della rivelazione della neve, quasi un’epifania in un mondo grigio di morte.

 

L’idea della storia è molto bella e solo leggendo l’anteprima traspare un desiderio di raccontare tanto da parte dello scrittore a cui fa seguito un desiderio di conoscere tanto da parte del lettore. Questo è un pregio incredibile! Stile molto ben curato e scorrevole. I miei complimenti!

 

Dino Conversano

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Finalmente Le stimmate negli occhi

"Esiste un punto in alto, dove la bellezza e l'amore si toccano: lì comincia la musica…”. Venerdì 11 ottobre 2013 è stato presentato a Roma nella Sala del Carroccio del Campidoglio, l’ultimo lavoro dello scrittore Stefano Faraoni: Le stimmate negli occhi.

 

"Talvolta basta una frase a farci un'idea di un libro, di uno scrittore. Stefano Faraoni non è uno scrittore in erba ma un manipolatore di parole e di sentimenti, con cui riesce a prenderci, sempre, e a portarci in un punto, in alto, dove la letteratura e la prosa diventano poesia. Una poesia che tocca nel profondo e ci lascia senza fiato". Basterebbero le parole di Andrea Serafini, Direttore artistico del Teatro Fara Nume di Roma – Ostia Lido -, per capire che siamo di fronte a un’opera dalla lettura intensa, che a volte sembra togliere il respiro, tanto è dura e feroce da metabolizzare, e a volte lascia spazio a una dolcezza lieve che ha come sottofondo un unico filo conduttore: la musica...Continua a leggere

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Le stimmate negli occhi

Prova a scrollarti di dosso la diffidenza, a fidarti. Se sei un buon lettore e pensi a una storia vera, ancorata alla realtà; se pensi a un romanzo che tratti argomenti importanti; se credi che l'indifferenza possa essere sconfitta con la conoscenza; se ritieni comunque che, su carta o digitale, qualche ora della tua vita e qualche euro siano nulla in confronto a quel tesoro inestimabile che si chiama letteratura; se pensi anche una sola di queste cose, provo a darti un consiglio: forse "Le stimmate negli occhi" può regalarti qualcosa che resta. 
S.F.

 

Il mio ultimo lavoro "Le stimmate negli occhi" è finito. La prima presentazione ci sarà l'11 ottobre. Mi auguro che, per chi deciderà di saperne di più su una storia che tratta di pedofilia e non solo, sia una buona lettura. 

 

Il libro è in vendita, anche in versione eBook; sul Ilmiolibro.it (gruppoeditoriale L'Espresso); Lulu.com; Amazon.it e in tutte le librerie Feltrinelli (su ordinazione)

 

Vai alla sezione "Hanno detto" per leggere recensioni e commenti

 

Il progetto grafico della copertina è stato curato da Valentina Gaglione

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Ti perdono tutto

In questi giorni la logica del siamo tutti colpevoli ha raggiunto il parossismo. Esistono giornali e telegiornali specializzati nel prendere un granello di polvere, ampliarlo a dismisura e farlo diventare una valanga mediatica in grado di travolgere tutto. Cosicché la gente non distingue più, mette sullo stesso piano il granello di polvere e la valanga. Ovviamente la tattica serve per coprire le cose più gravi, cercando di lasciarle impunite.

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I nuovi eroi

Si legge pressoché quotidianamente di "eroi". In maniera del tutto impropria, falsa. Basta aprire un giornale e compaiono eroi di ogni genere e risma. Oggi si legge che sei bambini guariti con le staminali sono sei piccoli eroi. Non ci poteva essere notizia più bella, per i bambini e per la scienza. Ma questi ragazzini non sono eroi; non c'entra nulla. Eroe è colui che, con sofferenze indicibili, a rischio della propria incolumità e a volte della vita, compie atti di straordinaria umanità. A favore degli altri, mettendo in gioco se stesso. Per me, questo è l'eroe. E la stragrande maggioranza di questi sono silenti, invisibili, appena percepibili. Eroe è colui che dona un pezzo di se stesso agli altri sacrificando se stesso. Eroe è colui che se la passa male, che ha perso gli affetti, magari la famiglia e il lavoro, ma che nonostante tutto si sveglia alle quattro del mattino perché deve salire su quell'autoambulanza per il servizio di volontariato. Per gli altri, con gli altri. Chi conosce costui? Chi sa che ha perso il lavoro? Pochi o nessuno, eppure è un eroe nel senso più pieno, pulito e incontrovertibile del termine.Onore e rispetto a costui, a costoro. Le cose che fanno sono talmente grandi che non c'è bisogno né di giornali né di pubblicità. Ma stanno iscritte, marchiate a fuoco, nella storia silenziosa dell'umanità, quella più vera.

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Una gradita sorpresa

A volte accadono cose belle, quando non sono provocate e non te le aspetti. Così, casualmente, mi sono imbattuto in questa pagina di una grossa ditta di colori che ha a che fare, indirettamente, anche col mio lavoro. E ho scoperto che l'improvvido autoredella dissertazione artistico-letteraria sui colori, fra alcuni nomi - che solo a citarli ti vengono i brividi - ne ha inserito uno che conosco molto bene. Bè, devo dire che la cosa mi ha emozionato. Vai al sito

 

 

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Ricordando Giordano Bruno

Il 17 febbraio del 1600 Giordano Bruno fu arso vivo per volere della Santa inquisizione. Quel rogo in Campo dei Fiori non si è mai spento. Da allora continua ad ardere per ricordare a tutti i delitti efferati di cui, nei secoli, si è macchiata la Chiesa. Una riflessione per ricordare il grande filosofo nolano. 

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Il Papa, la Chiesa e l’organismo vivente

In fondo la Chiesa è una sorta di organismo vivente, un batterio capace di sopravvivere alle più avverse condizioni atmosferiche, nascondendosi, allargandosi al bisogno, rigenerandosi. Un po’ come d’altronde il vecchio PCI in campo politico o, più in generale, certa cultura gattopardesca innervata profondamente nel meridione d’Italia: cambiare tutto per non cambiare niente.

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Ison, se una cometa...

Se da una plaga dell'universo si apre una finestra, qualcuno viaggia. E' luce pura: da un'altra dimensione, dal freddo assoluto del nero più vivo, il fremito tiepido di un sasso, come una campana in un villaggio, ricorda che nell'altro siede vero il pensiero. Nella notte, lontano dai miasmi del giorno a dal calore confuso del sole. Nel buio non è la fiamma, ma il tepore inciso di un segnale che sta dentro di noi, cometa che viaggi. Nel vento che porti con te di giorni infiniti, sai dove devi arrivare, fino a scioglierti prima o poi di nuova vita. Sai che tornerai, oh se lo sai, in altra forma e con questa vita, piccolo raggio di luce.

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Gocce d'acqua di vita. Pensando a Marco Pannella

Penso che Marco Pannella abbia deciso di morire. Personalmente ho vissuto con lui una bellissima esperienza amministrativa durata cento giorni, nell'ufficio di Presidenza della XIII Circoscrizione di Roma. In poco tempo mi ha insegnato tante cose. In poco tempo ci ha insegnato tante cose. 

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Se la vita non è né un diritto né un dovere

Foto di E.Gitto
Foto di E.Gitto

Esiste un diritto alla vita? Certo che sì, potrebbe essere la risposta più immediata, posto che la vita viene comunemente indicata come il bene più prezioso, e quindi meritevole di essere tutelato nel migliore dei modi, facendola assurgere al primo dei diritti. Ma è realmente così? Propenderei per il no, cercando di spiegare perché.

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Josè Saramago e la Chiesa

"De mortuis nihil nisi bonum", dei morti non si parla mai male. In controtendenza e senza un briciolo di carità cristiana, i maggiori giornali cattolici, come l’Osservatore Romano, si sono avventatiinvece su Josè Saramago, premio Nobel 1998 per la letteratura, tacciandolo di materialismo e comunismo. 

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L’Africa e la teoria della disumanità

La Chiesa non persegue obiettivi economici, sociali e politici – ebbe a dire Benedetto  a proposito dell’Africa - ma annuncia il Vangelo, che genera una irresistibile forza di pace e di riconciliazione forte e radicale”. Passi anche per la pacchiana ignoranza della storia di chi dice che il “Vangelo genera una irresistibile forza di pace”, ma…

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Morte dolce, un diritto per ogni uomo

Quel piccolo momento di infinito respiro 

 

Immagino per un attimo un uomo, forse io, o una donna alla fine dalla vita. Non è facile, ma tento di farlo. In questo corpo stanco, troppo stanco, i pensieri, se ancora ci sono, sono un filo etereo confuso al quale appendere ancora l’abito dell’esistenza.

I pensieri vorrebbero pensare di più, essere più pensieri, ma c’è qualcosa che li ferma, li annichilisce, prorompe con tutta la propria cieca e indefettibile violenza a frustrarli, a vanificarli. Su quel mondo strano, all’esterno, parlano di speranza come sommo taumaturgo, e vorrei crederci, perché quando non ce la fai più puoi attaccarti solo all’illusione, gioco feroce, e tenerla stretta.

Ma in questo gioco d’illusione, c’è posto ancora per la vita? Essi, fuori, che guardano, hanno occhi di chi ambisce capire, ma non vuole entrare, vuole essere perfettamente fuori. Sì, le lacrime, sì i sussurri, ma fuori: essi sono fuori. Forse la morte appartiene loro, perché non capiscono che essi sono fuori. Non sanno perché ancora non hanno provato...Continua a leggere

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From the beginning

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Il cambiamento. L’etica dell’applicazione

Se non fosse che al giorno d’oggi la parola d’ordine è, sempre e comunque, cambiamento (o al massimo rinnovamento), saremmo tentati di dire: ma dove sta scritto? Siamo sicuri che è davvero così? Per effetto di ciò le leggi devono cambiare, la società deve cambiare, la politica e l’informazione idem, e quant’altro...

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Il mondo a testa in giù

E’ un mondo strano questo. Ora lo Stato, cioè i cittadini, deve dare i soldi alle banche perché hanno sbagliato. Ma le banche quando andavano bene non hanno mai aiutato nessuno a fondo perduto, men che meno i cittadini. E’ esattamente il contrario di quanto deve accadere in un mondo normale e logico: nei momenti di benessere chi ha di più (cioè le banche) dovrebbe redistribuire a chi ha di meno, e non accade mai; nei momenti di malessere si dovrebbe pensare innanzitutto all’economia reale (altro che banche), alle capacità economico-finanziarie dei cittadini, e non sembra che tiri quest’aria se non in termini di briciole e contentini. E comunque lo Stato (cioè sempre i cittadini) interverrebbe per aiutare le banche e poi se stesso (cioè sempre i cittadini) . Quindi la gente paga due volte, quando le cose vanno male.

 

E quando le cose andranno bene per le banche (prima o poi succederà), le banche non restituiranno allo Stato, cioè ai cittadini, quanto indebitamente percepito con tanto di interessi, cosa che le banche hanno fatto sempre senza guardare in faccia a nessuno. E quando qualcuno non pagava non succedeva mai che le banche rinunciassero a un pignoramento. Strano, davvero molto strano questo mondo.

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Il buco nero delle nostre paure

Doveva fare freddo 13,5 miliardi di anni fa, quando l’Universo era concentrato in una bolla di materia di densità inimmaginabile in un vuoto che ancor oggi i fisici stentano a definire. Cosa fosse intorno nello spazio e prima nel tempo, prima del tempo, è riflessione che coglie impreparati la gran parte di noi, ma non tutti. Al confine fra scienza e teologia, fra filosofia e religione, si muovono concetti freddi, come lo spazio e il tempo, la materia visibile e quella oscura, la creazione e l’autocreazione, il teismo e il panteismo. E ci si chiede se vale la pena di pensare e di conoscere, di attribuire alla conoscenza la stessa dignità della vita quotidiana. Ma alla fine, tra sussulti di materialismo e ricerca di misticismo, tra dichiarazioni fideistiche d’impotenza e improbabili dichiarazioni d’onnipotenza, la tensione della vita, quel filo maledetto e meraviglioso generato da quella bolla primigenia, campeggia come una corona di spine e di luce nel cosmo. Forse è lei stessa il cosmo...

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La musica, il suo respiro

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Chiesa e pedofilia, l'orrore celato e impunito

Chiesa e pedofilia
Chiesa e pedofilia

Il problema della pedofilia nel Clero è un fatto innegabile. Forse è capitato a tutti noi di pensare, almeno una volta nella vita, a quale sia il reato più raccapricciante e immorale che possa commettere un uomo. E non stiamo parlando della nomenclatura un po’ arida che i nostri codici penali ci propinano, con tanto di anni di carcere, attenuanti e prescrizioni. Parliamo di quegli atti che nel nostro immaginario sono comunque i più riprovevoli e disgustosi, poiché confliggono non solo con una visione oggettiva di diritto comune (per l’appunto codificata nelle leggi) ma anche, e soprattutto, con una visione dell’etica che quasi silenziosamente è approvata da moltissimi di noi, fa parte del nostro codice genetico, e si trasmette da persona a persona come fosse un elemento costitutivo, vivo, del vivere civile, delle relazioni fra le persone...

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Il carcere, il detenuto e le foglie

Il detenuto e le foglie
Il detenuto e le foglie

Non avevo mai visto il mare, perché la mia era una vita di terra. Aggrappato alle onde, con gli altri, il mio corpo è arrivato sulla spiaggia. Prima non sapevo che il mio corpo fosse nero. I colori gelidi del mare e gli spruzzi bianchi non sapevano che il mio corpo fosse nero. Sorpreso dal chiarore della luna sulla spiaggia bianca, ho iniziato a fuggire, fra le grida di molti altri uomini con vestiti assurdi di rabbia. Ma non ce l’hanno fatta a prendermi perché la mia corsa di terra valeva di più delle loro luci sulle nostre facce e della luna stessa che, povera, non poteva ritrarsi...

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