Pari opportunità o quote rosa?

Art. 51 della Costituzione
"Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge [cfr. artt. 56 c. 3, 58 c. 2, 84 c. 1, 97 c. 3, 104 c. 4, 106, 135 cc. 1, 2, 6, XIII c. 1]. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini."

La lettura che ne dà la Boldrini (quote rosa), è piuttosto "estensiva", per usare un termine elegante. "Pari opportunità" è la locuzione saggia e pregnante usata dal legislatore; quote rosa è la locuzione affrettata e irrazionale usata da chi la Costituzione la cita ma probabilmente non la conosce.
Pari opportunità vuol dire questo. Se io devo ammettere cento persone all'università pubblica, non prendo 33 figli di operai, 33 figli di impiegati e 33 figli di notai. Creo le condizioni affinché tutti possano aspirare a entrare all'università, agevolando con premi e borse di studio chi ha di meno, e mettendolo in condizione di studiare e di essere apprezzato come gli altri studenti più facoltosi. Premio e valorizzo non le quote, ma il merito, lo studio, l'impegno, la bravura. Nessuna rendita di posizione perché si è figli di meno abbienti e quindi si ha un diritto. Un ragionamento del genere, da parte del legislatore costituzionale, è stato fatto proprio nella scuola. Ma, ribadisco, molti citano a sproposito la Costituzione senza conoscerla...e taluni la piegano ai propri desiderata. La questione delle quote rosa è imbarazzante, e dovrebbe essere ancora più imbarazzante per le donne stesse, perché marca in maniera parossistica la differenza fra generi. Ricordo, nel mio piccolo, quando ho fatto il segretario di zona di un grande partito (e la "zona", sia detto per inciso, era formata da 250.000 persone): quando si dovevano fare le liste, c'era sempre qualcuno che diceva: le donne sono poche, oppure, garantiamo loro una quota. Sapete come andava a finire? Nella migliore delle ipotesi si cercava qualche signora che nella vita faceva tutt'altro e accettava la candidatura all'ultimo minuto solo "per spirito di partito". Nella peggiore si candidava la zia settantenne o l'amante del trombato di turno. Tutto ciò era ed è mortificante per le donne, per il loro ruolo, per la loro dignità. Ma tutto il mondo...pardon tutti i generi sono Paese... e una parte consistente delle donne (e soprattutto delle parlamentari) accetta in maniera bipartisan la mortificazione scambiandola con un'ottima probabilità di ricandidatura attraverso le quote rosa. In questo alcune donne, forse molte, non sono affatto diverse dagli uomini. 
Ecco cosa intendeva il costituente per pari opportunità.

"La scuola è aperta a tutti.

L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso."

Come al solito, i nostri padri costituenti erano due spanne al di sopra dei politici attuali. Anche dei Presidenti della Camera, ovviamente.

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