Ti perdono tutto

In questi giorni la logica del siamo tutti colpevoli ha raggiunto il parossismo. Esistono giornali e telegiornali specializzati nel prendere un granello di polvere, ampliarlo a dismisura e farlo diventare una valanga mediatica in grado di travolgere tutto. Cosicché la gente non distingue più, mette sullo stesso piano il granello di polvere e la valanga. Ovviamente la tattica serve per coprire le cose più gravi, cercando di lasciarle impunite.

Quest'impianto mediatico è in parte costruzione fittizia, artefatta; ma in parte trova il proprio fondamento culturale, paradossalmente, in una verità: chi è senza peccato scagli la prima pietra. Succede allora che diventa peccato grave che un giudice acquisti una bella macchina o che indossi dei calzini particolarmente audaci. Siamo tutti colpevoli; ognuno ha i suoi difetti, di modo che, alla fin fine, evadere le tasse per milioni di euro diventa lo stesso peccatuccio dell'acquisto di una macchina un po' troppo costosa. E così come ti perdono il vezzo di metterti dei calzini troppo appariscenti, non trovo ragioni per non perdonarti di aver evaso qualche milione di euro di tasse. E il perdono, si badi bene, in questo caso non deve essere solo della giustizia, ma di buona parte degli Italiani che ritengono corretta questa logica. Ricordo tempo fa Giuliano Ferrara dire (sul tema dei festini di Berlusconi con le minorenni) che "in fondo siamo tutti peccatori". Come se quello che faceva i festini non fosse il Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana. In America, Paese civile per antonomasia (pur se criticabilissimo) se il Presidente avesse fatto una cosa del genere, sarebbe stato cacciato a pedate dopo 5 minuti. E chi evade le tasse va in galera (ma ci va sul serio); senza le attenuanti generiche, quelle specifiche, la buona condotta, gli sconti di pena, gli arresti domiciliari, gli indulti e quant'altro di penosamente irresponsabile la millenaria dottrina cattolica ha infuso perfino nell'ordinamento giuridico di uno Stato che dovrebbe definirsi laico. Siamo tutti peccatori, il vero giudizio sta dall'altra parte. Questa è l'apoteosi dell'irresponsabilità. Se io fossi un giudice, per un dovere minimo di dignità umana (e non giuridica) mi vergognerei a pronunciare la frase: "Viene condannato a quattro anni di reclusione". Semplicemente perché non è vero. E' una delle molte ragioni per cui la magistratura, e più in generale il sistema giuridico in Italia, godono di tutto fuorché di sufficiente credibilità.

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Commenti: 1
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    Antonio (mercoledì, 14 agosto 2013 21:24)

    Complimenti Stefano per questo articolo. Nessuna retorica, solo un'analisi asciutta della realtà. A.