Il Papa, la Chiesa e l’organismo vivente

In fondo la Chiesa è una sorta di organismo vivente, un batterio capace di sopravvivere alle più avverse condizioni atmosferiche, nascondendosi, allargandosi al bisogno, rigenerandosi. Un po’ come d’altronde il vecchio PCI in campo politico o, più in generale, certa cultura gattopardesca innervata profondamente nel meridione d’Italia: cambiare tutto per non cambiare niente.

La decisione delle dimissioni del Papa, non è decisione  del Pontefice, bensì dell’organismo vivente, che è dotato di una sua propria, istintiva intelligenza vitale: è il momento di cambiare perché così non si vive, né sopravvive. L’atto delle dimissioni, rarissimo nella storia del cattolicesimo, è sommo atto di avvedutezza; immensa e dolorosa presa d’atto della trasformazione vitale, alla quale deve agganciarsi la decisione di lotta per la vita. E la vita della Chiesa ha tremato di fronte alla decisione sbagliata della neorestaurazione, producendo al soglio pontificio l’acme del regresso culturale, il peggio della dottrina della Chiesa, totalmente incapace di stare al passo coi tempi: Benedetto XVI. Il quale però, per paradosso, davvero si è mosso con intelligenza. Ha capito. Ha capito che egli non è governo, ma governato da quello spirito di sottomissione che lui chiama Dio, ma altri sanno essere quest’organismo vivente, animale, fatto di percezioni e di pura, istintuale ricerca della sopravvivenza. In questo senso, il coraggio dell’atto non è altri che l’ammissione di colpa in un brodo di umiltà; e lo spirito di servizio, che si chiami Gattopardo o PCi, Chiesa o altro, è un’entità che alla bisogna si dimostra essere più forte di qualsiasi altro prodotto della mente umana. Perché produce dei risultati che nessun atto di forza è in grado di produrre.

 

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