Se la vita non è né un diritto né un dovere

Esiste un diritto alla vita? Certo che sì, potrebbe essere la risposta più immediata, posto che la vita viene comunemente indicata come il bene più prezioso, e quindi meritevole di essere tutelato nel migliore dei modi, facendola assurgere al primo dei diritti. Ma è realmente così? Propenderei per il no, cercando di spiegare perché.

Un diritto (soggettivo?) ci sembra tale nel momento in cui viene esercitato, e ciò è possibile, ovviamente, solo se il soggetto è, esiste, quindi è in vita. Il diritto ad avere la vita, quindi a nascere, pertanto non può esistere semplicemente perché non è esercitabile, non è frutto di una volontà, dal momento che non esiste il soggetto decidente, che ancora non è nato. Solo dopo la nascita si esiste e si diventa soggetto tutelando, anche coi diritti che l’ordinamento giuridico ci attribuisce – e qui mi mantengo in termini generali non volendo entrare nella infinita diatriba sul momento in cui biologicamente o giuridicamente la persona si considera "nata" - . 

 

Io non posso decidere di nascere. Certo, possono farlo altri per mio conto, ma quello si chiama diversamente, cioè diritto alla procreazione.
Non è questione di lana caprina o semplicemente terminologica, è questione sostanziale. Vuol dire, ad esempio, che viene chiamato diritto – che non è tale – l’imposizione ad esistere, tutta ideologica, che deriva da una cultura sbagliata del nascere, del vivere, non tanto perché è un fatto naturale, quanto perché frutto di un dogma: quello di qualcuno che ha detto che gli uomini esistono in quanto fatti a somiglianza di dio. Cioè a dire c’è una sorta di obbligo ad esistere, imposto da un’entità esterna. Ma questo nulla ha a che vedere non solo con lo Stato laico e le sue norme, quanto con la logica e la razionalità. Ecco quindi l’ancoraggio di tipo ideologico-religioso che risulta essere una sorta di sovrastruttura, di sovrapposizione necessitata su un substrato di naturalità e di “non necessità” che è il passaggio dalla non esistenza alla esistenza. 

 

Quindi la vita non è un diritto, ma il territorio sul quale si esercitano i diritti, quello senza il quale i diritti non esistono, sia quelli civili che umani in senso più lato. Ma, in maniera corrispondente, se il diritto alla vita non esiste, non esiste neppure un dovere, e tanto meno a vivere ad ogni costo. Perché? Perché per antonomasia la vita, la propria vita, è un fatto personale, e l’ultimo decisore degli eventi della propria vita, dal primo all’ultimo, non può che essere colui che la vive. Ogni altro atto che interviene sugli altri, in questo senso, usa violenza e lo fa in modo arbitrario, nonché antigiuridico. Anche qui, purtroppo, quando si pretende di intervenire sugli stadi dell’esistenza dell’uomo, scavalcando le volontà altrui, lo si fa in nome di un’ideologia, sovente appartenente ad altri, in funzione di un’imposizione proveniente da un’entità esogena sovraimposta alla propria volontà (nel nostro caso di un dio).

 

Invece , quasi per paradosso (è duro ed arido a dirsi, me ne rendo conto), esiste un diritto alla morte ma non un diritto alla vita, cioè l’esatto contrario della morale cattolica. Perché solo quando si è in vita si può decidere, e si può decidere anche di morire nel contesto della propria assoluta, incontrovertibile, e insostituibile libertà di decidere di se stessi.

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Commenti: 3
  • #1

    michele morace (sabato, 13 ottobre 2012 08:59)

    ...razionalmente,la disamina è corretta e condivisibile;personalmente,ritengo che si lasci "fuori" un'altra parte dello "ESSERE" ,quella dell'ANIMA : ci sono sentimenti-sensazioni e,quindi, atteggiamenti che NON rispondono alla convenzione-legge del diritto/dovere!!! Quale Genitore,Figlio,o Coniuge ,in taluni momenti delicati ed impegnativi, si pone la domanda se agire secondo diritto o dovere?Anche questo è LIBERO ARBITRIO dell'INDIVIDUO e tanto basta perchè vada rispettato!!!

  • #2

    Stefano Faraoni (sabato, 13 ottobre 2012 09:17)

    Caro Michele, però anche l'anima ha un senso se si esiste. Insomma, i diritti, i doveri, gli obblighi e l'anima,a meno che non si creda nella trascendenza, esistono in quanto si esiste.
    Un abbraccio

  • #3

    Michele (sabato, 13 ottobre 2012 13:59)

    ...credo che la differenza nel Nostro pensare consista nel fatto che,per me ed aldilà di dogma religiosi,credo in una ESISTENZA che prescinde e travalica il PENSARE RAZIONALE: una REALTA'le cui dimensioni non possono esser circoscritte dalla mente umana e disciplinata da diritti/doveri.Tu chiamala,se vuoi, trascendentale...