Quando l'intelligenza fa paura

Una definizione dell'intelligenza e una dell'ignoranza

 

E' proprio vero: l’intelligenza, spesso, fa paura. Generalmente mette a disagio la pochezza mentale, l’ottusità ideologica che deriva dai dogmi, dal partito preso. Ora come qualche secolo fa, la scienza (anche quella divulgativa) fa male al bigottismo più ortodosso. L’eterodossia culturale sotto l’inquisizione era perseguita, condannata, violentata e alla fine annichilita. A favore dell’ortodossia e della pianificazione delle menti (quell’esigenza di “normalità” che è il presupposto indispensabile di ogni religione che si rispetti veramente) si schierano omuncoli dalle dubbie connotazioni culturali, uno sparuto gruppo di persone che si nascondono dietro a presunti giornali fuori dal coro. E che si reputano, a loro volta, intelligenti.

 

Un esempio per tutti? ”Libero” e qualche suo scriba dalla dubbia reputazione di indipenenza ideologica come Camillo Langone, autore di un significativo "Guida alle messe", che tempo fa (era l'ormai lontano 2009) scrisse un articolo su Piero Angela che mi è ricapitato sotto gli occhi in questi giorni. Basterebbe forse solo leggerlo per rendersi conto del basso livello raggiunto dalgiornale (?) “Libero” e di quanto pedestre e, perciò, pericolosa possa essere la (dis)informazione dei media. La letturadi cotale articolo (che riporto di seguito) mi ha spinto a qualche breve riflessione.

Giusto per capire a cosa mi riferisco (e per corretteza di informazione), ecco l'articolo di Camillo Langone (Da Libero - Pubblicato il giorno: 20/09/09)

 

“Al Castello Cavour di Sàntena, provincia di Torino, si incontrano oggi due dei più grandi sopravvalutati della storia italiana: Piero Angela e il padrone di casa, Camillo Benso. Al noto personaggio televisivo viene conferito il premio intitolato al noto personaggio politico, consistente in una copia dei noti occhialetti appartenuti al primo presidente del consiglio del Regno d’Italia. Giusto, bisognava pensarci prima, il diavolo li ha fatti e bisognava solo accoppiarli: entrambi accaniti anticattolici, entrambi feroci riduzionisti, il primo riducendo l’uomo al suo corpo, convincendoci a forza di documentari che siamo bestie casualmente capaci di comporre le Variazioni Goldberg, il secondo riducendo l’Italia alla sua unità politica, convincendoci a forza di guerre che le tasse e il parlamento contano più di Dante e Michelangelo.

Ma non voglio impelagarmi in un articolo revisionistico, da qui al 2011 del centocinquantennale ce ne saranno tante di occasioni ghiotte. Anche perché, fra i due, il vero intoccabile è Angela: è lui il Garibaldi della situazione, quello di cui è vietato parlare male. Francamente non ho mai capito perché. Ero un ragazzino quando i miei amici, dei giovinastri dediti alla droga e al rock’n’roll, parlavano di “Quark” con voce estasiata. Forse, grazie agli allucinogeni di cui facevano ampio uso, nel piccolo schermo vedevano cose che io non riuscivo a scorgere. A me, più o meno sobrio, Angela faceva solo sbadigliare, lui e i suoi animali, lui e i suoi pianeti, lui e i suoi esperimenti. Lo trovavo interessante come il manuale di istruzioni di una fotocopiatrice. Poi sono diventato grande e ha cominciato a farmi innervosire, quando l’ho scoperto ateista, darwinista e familista oltre che portatore di inconcepibili calzini bianchi.

Comincerei dal fondo, no, non dai calzini, gaffe estetica che in fondo lo rende quasi umano, bensì dal familismo praticato da un miscredente piemontese che si comporta come un disdicevole, prescientifico cattolico calabrese: piazzando il figlio in trasmissione fino a fargli ereditare la bottega. Alberto Angela non ha bisogno di presentazioni, è quel giovanotto barbuto che sembra fare televisione per sordomuti, gesticolando come dovesse farsi intendere non da italiani ma da indigeni dell’Amazzonia senza contatti con la civiltà. Un comico naturale: quando dice “grande” allarga le braccia fin quasi a slogarsele, quando dice “alto” solleva la mano sopra la testa e non si capisce se il ritardato è lui o chi lo sta a vedere. Il figlio, su suggestione paterna, si è spinto ai quattro angoli del globo per cercare l’anello mancante fra la scimmia e l’uomo, ovviamente non l’ha trovato ma in compenso ci ha ricavato millanta puntate. Una ditta ben affiatata.

L’ideologia della famiglia Angela è il darwinismo estremo, l’evoluzionismo secondo il quale, copula oggi e copula domani, da una coppia di ornitorinchi uscirà Miss Italia. «Senza questa visione si rimane alla cultura della caciotta» ha dichiarato Piero il futurista, come se noi amanti del formaggio fossimo colpevoli di ogni arretratezza. A parte gli scherzi, Angela essendo un integralista del metodo scientifico si impicca con la sua stessa corda: se un fenomeno per essere credibile deve poter essere riprodotto in laboratorio, l’evoluzione della specie è plausibile come l’esistenza degli unicorni.

Infine l’ateismo: durante la sua pluridecennale carriera ha invitato innumerevoli volte in trasmissione i fanatici dell’UAAR, l’Unione Atei e Agnostici Razionalisti che organizza sbattezzi e riempie di scritte gli ateobus, primo fra tutti l’etologo Danilo Mainardi, un altro fissato con l’idea che l’uomo è uno scimpanzé leggermente meno appassionato di banane.

Ma perché mi scaldo tanto con un vecchio positivista alle soglie della pensione? Perché a furia di premi e alti riconoscimenti (è inoltre commendatore e grande ufficiale) non vorrei che un uomo fazioso e sempre teso ad abbassare il valore della vita umana diventasse un padre della Patria, invadendo in futuro la toponomastica proprio come ha fatto Cavour: corso Piero Angela, piazza Piero Angela… Siccome nessuno è eterno (quark siamo e quark ritorneremo) il pericolo c’è.”

 

 

Checché ne possano pensare Langone & C., in realtà uno dei pochissimi programmi televisivi veramente interessanti e, per l’appunto, intelligenti è stato per anni Quark. Ed è stato intelligente non per la presenza più o meno marcata di circonvoluzioni cerebrali presenti in un cervello di un uomo comunque colto, ma perché ogni volta che la si guardava, ti lasciava con un dubbio e non con una certezza. Un dubbio fecondo e latore di ulteriori conoscenze e scoperte, e quindi crescita. Un giornalismo aperto, partecipativo, prospettico che era ed è tutto il contrario della notizia su Padre Pio o l’ennesimo, patetico miracolo di Fatima, dove all’ignoranza congenita di miracolanti e miracolati, si aggiunge quella costruita di certo giornalismo di infimo livello. Le fatue e anacronistiche verità di chi, nel 2009, dà la prevalenza alle male pratiche della religione rispetto alla conoscenza di ciò che l’uomo, per disciplina verso la sua più naturale propensione (per l’appunto) di uomo, dovrebbe cercare di sapere.

Ma in fondo forse è vero che la teoria dell’evoluzione della specie, per dirla con Angela, non ha prodotto tutti i risultati sperati, perché, raschiando il fondo del barile della conoscenza, troviamo, fra le ultime scorie, quel deposito di ignoranza vera, la peggiore di tutti, che qualche moderno epigono di una teocrazia dura a morire, tenta ancora, vanamente peraltro, di restaurare. L’ignoranza vera è proprio questa: non sta nel non sapere, ma nel non volerne sapere di sapere.Per cui da una parte sta Piero Angela, persona intelligente, che tenta di sapere; dall’altra coloro che già sanno e non vogliono saperne di sapere di più…forse per paura che il loro dio possa essere smentito, chissà…Da una parte sta la conoscenza, dall’altra il dogma del “sentito dire”,  del “tramandano”, tutte piccole, quotidiane mortificazioni della ragione che hanno tenuto ferma l’umanità di questa frazione di occidente del pianeta, per almeno millecinquecento anni.Poi qualcuno, alla fine del millecinquecento, ha cominciato a dire che probabilmente era vero quello che affermava Copernico, che è la Terra che gira intorno al sole; qualcun altro ci ha spiegato, subito dopo, perché una mela si staccava dall’albero e cadeva sul terreno; e qualcun altro, un paio di secoli dopo, ha teorizzato l’idea che l’uomo potesse essersi evoluto nel corso dei millenni. Apriti cielo. Forse l’unica contestazione che può ragionevolmente farsi tutt’oggi a Charles Darwin, è che era ottimista: non sempre all’evoluzione fisica fa seguito quella cerebrale. Non sempre. Basta leggere certi articoli di giornale. 

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