Il marziano che non sapeva ridere

Vi siete mai chiesti cosa potrebbe mai accadere a un Marziano che, ignaro dei nostri usi e costumi, si trovasse un bel dì in quel di Roma e precisamente in Piazza San Pietro. No? Scopritelo in questo lucido racconto dello scrittore Stefano Faraoni.

Arriva il solito Marziano, quell’osservatore imparziale e stupito che ogni tanto, evocato dall’immaginazione popolare, è incaricato di riportare fredda razionalità e critica in un mondo dove non atterra mai nessuno. Perché l’autocritica, lo sappiamo tutti, non è di questo mondo, e in particolare del Belpaese.

Il Marziano atterrò su Piazza San Pietro e la prima cosa che pensò, non intendendosi di religione, è che quello fosse un grosso centro di potere. Quel signore vestito di bianco affacciato alla finestra, lassù, gli fece cenno che non era così, non doveva lasciarsi ingannare dalle impressioni.  Il signore vestito di bianco rise. Il Marziano entrò nell’albergo lì vicino con vista su Castel Sant’Angelo, un albergo per pellegrini a quattro stelle che gli aveva indicato quel signore in bianco. Lesse sul giornale, lì nella hall, che quegli alberghi non pagavano l’Ici. Chiese al portiere cosa fosse, e il portiere rise. Noleggiò poi un taxi per visitare quella splendida città, e vide tutti quei meravigliosi palazzi. Chiese di chi fossero tutte quelle case, e il tassista rispose che il 40% erano della Chiesa. Il tassista rise. Il Marziano trovò un altro giornale nel taxi, e cominciò a leggerlo. Si informò. Stava scritto che nel Paese veniva approvata una  legge finanziaria da 10 miliardi; un po’ oltre stava scritto che lo Stato italiano trasferiva ogni anno al mondo cattolico quattro miliardi.
Nel suo Paese, a 16.000 anni luce di distanza, al Marziano avevano insegnato tante cose, la stragrande maggioranza delle quali era di un’importanza fondamentale: gli avevano insegnato le equazioni più complesse, le leggi più avanzate della fisica, le nozioni più approfondite della chimica, ma nessuno, proprio nessuno gli aveva insegnato quella cosa che cominciava a manifestarsi sulle sue strane labbra color blu, su quelle gote grinzose, su quei tre occhi fiammeggianti di intelligenza. E rise. Il Marziano cominciò a ridere, prima piano e poi sempre più forte, a crepapelle, ammesso che la sua potesse considerarsi una pelle. La sua risata extraumana varcò la soglia di quella strada, di quella città, di quel pianeta, e si propagò incontenibile nei soli vicini e nei pianeti ad essi affastellati. Miliardi di altri extraterrestri, che avevano il dono condiviso con lui della telepatia, cominciarono a ridere. E negli eoni a venire, nella mitologia universale, fra gli atti fondamentali dell’enciclopedia della storia cosmica, la barzelletta dei “quattro miliardi” fu inserita come l’atto di origine della risata nei sistemi extrasolari.

Pubblicato sul sito Comunicare Pensando

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